SICUREZZA SUL LAVORO, UNA RICERCA UNIMORE SOTTOLINEA IL RUOLO DELLA FORMAZIONE.

Fondamentale la formazione continua ed articolata per specifici obiettivi per limitare gli infortuni e le malattie professionali. E’ quanto è emerso da uno progetto di ricerca coordinato dal prof. Federico Ricci di Unimore in collaborazione con Ifoa, Università di Parma e i form-attori di PratiCARE la sicurezza

La modalità formativa continua è determinante per limitare gli infortuni e le malattie professionali poiché vi è una tendenza al decremento dell’effetto della formazione trascorsi tre mesi dal termine dell’intervento.

Questo quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori Unimore (Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia), svolto in collaborazione con Ifoa, Università degli Studi di Parma e i form-attori di PratiCARE la sicurezza e coordinato dal prof. Federico Ricci di Unimore.

Nel 2012 in EU-28 sono stati documentati oltre 2,4 milioni di incidenti sul lavoro, di cui 3.515 sono risultati mortali (Eurostat, Aprile 2015). Solo in Italia nel 2014 INAIL ha documentato 662 infortuni mortali di origine lavorativa e oltre 20.000 malattie professionali, tra queste 1.488 hanno comportato un esito mortale.

La ricerca, cui ha contribuito anche la Scuola di Specializzazione in Medicina del Lavoro di Unimore, basata sulla valutazione della relazione causale tra formazione alla sicurezza sul lavoro e suoi effetti, ha consentito di evidenziare che la formazione deve essere continua ed articolata per specifici obiettivi di miglioramento: conoscenze, atteggiamenti, comportamenti, esiti per la salute e che  la durata, la metodologia di intervento, così come le caratteristiche del formatore, devono essere adeguate e specifiche.

Dal punto di vista operativo l’indagine ha riguardato i dipendenti di varie sedi di un Istituto di Formazione e ha incluso un gruppo di controllo. La formazione erogata ai gruppi sperimentali era la medesima, con l’eccezione dell’obbligatorietà del corso. Le rilevazioni di efficacia sono state effettuate pre intervento e con follow up ripetuti, usando questionari per rilevare conoscenze, atteggiamenti, esiti per la salute, e griglie di osservazione sul campo per lo studio dei comportamenti.

“Chi intende erogare interventi di formazione basati su evidenze – afferma il prof. Federico Ricci di Unimore –  potrà utilizzare a tal fine le indicazioni emerse, sia in termini di metodologie formative che di misure di efficacia. In questo modo si estenderà il campo della formazione utile alla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro a ulteriori comparti e mansioni. In tale direzione sono fondamentali gli interventi di comunicazione che quotidianamente mettono in atto i preposti durante lo svolgersi della consueta attività lavorativa. Infine, suggeriamo a chi eroga la formazione di sottolineare in misura molto rilevante l’importanza dell’intervento che viene realizzato e non tanto l’obbligo di legge, anche qualora esistesse una prescrizione normativa cogente”.
Lo studio, che ha raccolto diverse manifestazioni di interesse, ad esempio da parte di colleghi italiani del Policlinico di Milano e dell’Azienda ospedaliero-universitaria San Martino di Genova, ma anche di Air-Berlin e dell’ILO (International Labour Organization) dell’ONU, è stato presentato al recente Congresso internazionale per la tutela e la medicina del lavoro, a Düsseldorf.

Fonte: Unimore

By | 2015-11-20T17:40:03+00:00 novembre 20th, 2015|Sicurezza sul Lavoro|