LA SICUREZZA NELL’UTILIZZO DELLE MACCHINE: DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE. DEFINIZIONE DI RISCHI RESIDUI

Analizziamo alcuni dispositivi di protezione:

– barriere fotoelettriche di sicurezza per il rilevamento degli accessi alle zone pericolose (rilevamento dita, mani o corpo – capacità di rilevamento fino a 14mm, fino a 30mm e oltre 30mm): le barriere fotoelettriche di sicurezza vengono utilizzate generalmente nelle applicazioni di movimentazione materiali, confezionamento e imballaggio, nastri trasportatori, immagazzinaggio ecc. Le barriere sono sensori di presenza fotoelettrici concepiti specificatamente per proteggere il personale dai movimenti pericolosi delle macchine. Sono perfette per le applicazioni in cui il personale necessita di accedere frequentemente a un punto di lavoro pericoloso. L’assenza di porte o schermi di protezione facilita l’accesso riducendo i tempi necessari alle operazioni di carico, ispezione o regolazione, pur garantendo un livello di sicurezza ottimale e un’elevata produttività;

– tappeti di sicurezza sensibili alla pressione (rilevamento avvicinamento o stazionamento nell’area pericolosa): i tappeti o pedane sensibili alla pressione sono spesso utilizzati in un’area con macchine o robot potenzialmente pericolosi. Servono a proteggere l’area intorno alla macchina, impedendo movimenti pericolosi se l’operatore si avvicina dalla zona pericolosa. Concepiti per garantire la sicurezza del personale, essi vengono spesso associati alle barriere fotoelettriche per consentire il libero accesso per operazioni di carico e scarico delle macchine. Non impediscono l’accesso ma si attivano quando lo rilevano: la pressione esercitata sul tappeto interrompe il movimento pericoloso”;

– interruttori di sicurezza con elettroserratura (bobina) per prevenire l’apertura delle protezioni mobili: per le fasi pericolose, a differenza degli interruttori senza blocco, gli interruttori con bobina sono utilizzati su macchine con inerzia elevata, ad esempio con tempi di arresto lunghi e sono consigliati per il controllo degli accessi previo arresto del movimento pericoloso. La scelta e l’installazione degli interruttori di sicurezza deve consentire di ridurre al minimo la possibilità di guasto ed errore, mentre il dispositivo di protezione non deve impedire le lavorazioni e la produzione. Nella guida sono riportate le modalità per raggiungere questi obiettivi;

– pulpito di comando a due mani e interruttori a pedale: evitano all’operatore l’accesso ad una macchina mentre questa si trova in una condizione pericolosa (es. comando presse). Il comando a due mani protegge solo la persona che lo usa. L’operatore protetto deve essere in grado di osservare tutta l’area di accesso al pericolo. Per la protezione del resto del personale è necessario prevedere altre misure di sicurezza quali ad esempio l’installazione di barriere fotoelettriche;

– comando ad azione mantenuta per accesso in condizioni specifiche di rischio ridotto: “permettono all’operatore di accedere ad un’area pericolosa in caso di operazioni di ricerca guasti, manutenzione, messa in servizio, ecc. (ad es. manovra ad impulsi). Sono dotati di interruttori a tre posizioni: attivati in posizione centrale e disattivati nelle altre due posizioni (rilasciato o completamente premuto)”.

– monitoraggio dei segnali di sicurezza;

– arresti di emergenza: “malgrado i dispositivi di arresto d’emergenza siano richiesti per qualsiasi tipo di macchina” (la Direttiva Macchine 2006/42/CE prevede due eccezioni specifiche) “la norma li considera ‘apparecchiature di protezione complementari’. Poiché non impediscono e non rilevano l’accesso a un pericolo, non sono considerati dispositivi di protezione primari. Sono generalmente usati per proteggere le persone e le macchine solo in caso di pericoli improvvisi ed emergenze”.

Definizione di rischi residui.
“Dopo aver eliminato o ridotto i rischi attraverso la progettazione e costruzione, la valutazione dei rischi valuta se i rischi siano tollerabili non ci siano rischi residui”. Spetta al progettista “giudicare il livello di tollerabilità del rischio residuo o le eventuali ulteriori misure da prendere, fornendo istruzioni che dovranno specificare le misure da adottare, quali i dispositivi di protezione personale (DPP) e procedure operative particolari”.

By | 2014-09-09T21:08:05+00:00 settembre 8th, 2014|Sicurezza sul Lavoro|