SI PUO CONCILIARE BENESSERE ORGANIZZATIVO E PRODUTTIVITA DEL LAVORO?

In questa persistente fase di crisi economica come si può conciliare il benessere organizzativo con la produttività del lavoro? C’è un rapporto tra questi due concetti? E quali spazi vi potrebbero essere in azienda per arrivare ad accordi in materia di benessere organizzativo?

Innanzitutto è lecito delineare il “quadro di fondo” con riferimento al “rapporto inversamente proporzionale tra stato di salute dei sindacati e fenomeni di stress, violenze e soprusi nei luoghi di lavoro”, fenomeni “accentuati anche dalla progressiva decollettivizzazione e individualizzazione delle relazioni di lavoro, dall’allentarsi, cioè, dei legami di solidarietà nella comunità di lavoro”. E si sofferma anche sulla crisi economica attuale e sul fatto che il sistema economico italiano sembra soffrire di “una grave perdita di competitività, dovuta soprattutto a un fenomeno di progressivo e inarrestabile decremento della produttività”.

“La tutela dell’ambiente di lavoro generalmente intesa non è certo profilo estraneo all’esperienza italiana di contrattazione collettiva aziendale, come pure non lo è il tema della conciliazione tra vita e lavoro, che senz’altro ha riflessi positivi sul versante della prevenzione dei rischi psicosociali”. Ma i risultati, in termini della diffusione di buone prassi, “non paiono essere esaltanti”. E anche a livello europeo “il quadro non brilla, se è vero che il Report della Commissione europea dedicato, nel 2011, all’attuazione dell’Accordo quadro europeo sullo stress lavoro-correlato, dà conto di risultati ancora ampiamente insufficienti a riguardo”.

Tuttavia è evidente che il rapporto tra benessere organizzativo e produttività e la possibilità di inserire il tema nell’ambito della contrattazione collettiva dipendono, in realtà, “da come si declina la produttività medesima o, meglio, da quali misure si ritengono essenziali per incrementarla”.

Il problema della scarsa produttività del sistema economico italiano “sarebbe legata non tanto al basso investimento quanto (o comunque ancor più) alla bassa efficienza marginale del capitale, cioè al ridotto contributo di produttività che dal capitale investito si ottiene”. E si è osservato che “la stessa produttività del capitale dipende, a sua volta, ‘in modo significativo da altri investimenti che le imprese fanno, o dovrebbero fare, sull’organizzazione propria e del lavoro, con pratiche innovative’, le c.d. best work organization practices (buone o migliori prassi organizzative) [1]. Un Report stilato dall’ Eurofound a chiusura di un’indagine, “che ha coinvolto più di 27mila stabilimenti, industriali e dei servizi, a livello europeo (Eurofound, 2011), ne ha individuate cinque, le più diffuse in ambito comunitario:
1. flessibilità degli orari;
2. retribuzioni legate alle performance;
3. formazione;
4. lavoro a squadre con autonomia decisionale;
5. coinvolgimento dei lavoratori e delle loro rappresentanze nel definire l’organizzazione del lavoro”.

Tutte queste prassi – “con una minor incidenza solo per le pratiche di flessibilità oraria – sarebbero capaci di determinare un miglioramento del clima lavorativo, della gestione del personale e della produttività”.
Il problema è che, nell’indagine,l’Italia primeggia “in negativo proprio per la quota di luoghi di lavoro che non adotta nessuna delle pratiche di lavoro considerate: ben il 51% contro una media europea del 32%”

Secondo alcuni il problema della scarsa produttività del sistema economico italiano “sarebbe legata non tanto al basso investimento quanto (o comunque ancor più) alla bassa efficienza marginale del capitale, cioè al ridotto contributo di produttività che dal capitale investito si ottiene”. E si è osservato che “la stessa produttività del capitale dipende, a sua volta, ‘in modo significativo da altri investimenti che le imprese fanno, o dovrebbero fare, sull’organizzazione propria e del lavoro, con pratiche innovative’, le c.d. best work organization practices (buone o migliori prassi organizzative)

By |2014-11-26T16:25:14+00:00novembre 7th, 2014|Sicurezza sul Lavoro|