I MODELLI ORGANIZZATIVI E I REQUISITI PER LA SORVEGLIANZA SANITARIA

La sorveglianza fa riferimento ad una azione preventiva “per evitare che un lavoratore si possa ammalare, infortunare o aggravare una patologia di origine professionale e non professionale:
– a causa dell’ambiente di lavoro in cui opera (fumi, vapori aerodispersi, macchinari non a norma, cattiva manutenzione…);
– a causa dei rischi specifici della propria mansione (rumore, rischio chimico, movimentazione manuale carichi,…);
– a causa del tipo di lavoro e delle modalità di svolgimento del lavoro (mancata tutela in precari, atipici, stagionali…);
– a causa di esposizioni indirette”.

E in questo senso i compiti del medico competente devono prevedere:
– “azione di prevenzione delle malattie professionali e degli infortuni: conoscenza ciclo tecnologico, materie prime utilizzate, schede di sicurezza, stato dei macchinari e relativa manutenzione, dispersione in ambiente di inquinanti, adeguatezza dei D.P.I. e registrazione di tutte le criticità presenti in ambiente di lavoro, valutazione dei rischi, raccolta e interpretazione dei dati epidemiologici provenienti dalla sorveglianza sanitaria, dal sopralluogo aziendale, ricerca attiva degli indici infortunistici e dei tassi di malattie professionali verificatesi in azienda o nel comparto di appartenenza;
– azione medico legale: giudizio di idoneità alla mansione specifica, denuncia delle malattie professionali o di possibile origine lavorativa con relative informazioni medico legali sul significato delle stesse sia all’organo di vigilanza che all’Istituto Assicuratore” attraverso il datore di lavoro.
Si sottolinea che la visita medica “non potrà mai essere considerata come il punto di arrivo della sorveglianza sanitaria, rappresenta il punto di partenza attraverso la quale il medico competente modula la propria azione preventiva anno dopo anno prendendo in considerazione: – l’esito delle visite mediche;
– le criticità rilevate durante il sopralluogo in azienda (almeno una volta l’anno);
– gli esiti dei monitoraggi ambientali (fisico/chimico);
– gli esiti dei monitoraggi biologici;
– le patologie extra lavorative di ogni singolo lavoratore;
– la diversa suscettibilità individuale, le differenze di genere, di età, le caratteristiche genetiche”.
Il monitoraggio statistico periodico servirà poi a verificare, nel tempo, “l’efficacia delle misure di prevenzione adottate nei confronti del gruppo omogeneo che del singolo lavoratore”.

Se un luogo comune vede la tutela sulla sicurezza dei lavoratori di pertinenza del datore di lavoro e la tutela della salute di pertinenza esclusiva del medico competente su delega del datore di lavoro (DL), in realtà “la sicurezza e la salute sono due facce della stessa medaglia alla cui realizzazione tutti devono contribuire attivamente”.
Nelle slide dell’intervento, che vi invitiamo a leggere integralmente, sono riportati a titolo esemplificativo i vari obblighi del datore di lavoro e dei dirigente secondo il D.Lgs. 81/2008.

By |2015-01-28T10:46:11+00:00gennaio 9th, 2015|Sicurezza sul Lavoro|