Le allergopatie professionali e gli allergeni di origine chimica.

Indicazioni relative alle malattie allergologiche di origine professionale con particolare riferimento agli allergeni di origine chimica e all’insorgenza di patologie allergiche respiratorie e di dermatiti allergiche.
 
Napoli, 17 Mag – L’introduzione nei settori produttivi di nuove sostanze con potere sensibilizzante ha favorito l’esposizione dei lavoratori alle allergopatie professionali. E nei luoghi di lavoro non ci sono solo gli allergeni di origine animale (escrementi, piume, peli e residui cutanei, acari, …), di origine vegetale (graminacee, parietaria, cipresso, ulivo, betulla, fibre naturali, cereali, farine, lattice, …) e derivanti da funghi e batteri, ma sono presenti anche molti allergeni di origine chimica.
Per avere informazioni su alcuni di questi allergeni chimici, ci soffermiamo ancora una volta su uno dei contributi presenti nella pubblicazione “ Le malattie professionali. Aspetti clinici ed assicurativi”, curata dalla Direzione regionale Campania dell’Inail. Una pubblicazione che raccoglie gli atti di un corso quadrimestrale di formazione sulle malattie professionali per operatori sanitari e consulenti delle parti che si è tenuto nel 2012 a Napoli.
 
L’intervento “Malattie allergologiche di origine professionale: il rischio specifico”, a cura di Paola Pedata (Medico del lavoro – Dottore di Ricerca SUN) – intervento che ci ha permesso nei giorni scorsi di fare una panoramica delle “sindromi allergiche professionali” nei luoghi di lavoro – ricorda che negli ambienti di lavoro gli allergeni professionali di natura chimica che più spesso determinano l’insorgenza di patologie allergiche respiratorie (asma in particolare) sono rappresentati da alcuni composti:
– isocianati, quali toluendiisocianato (TDI), metilendiisocianato (MDI), esametilendiisocianato (HDI): “largamente usati nella fabbricazione di spugne, schiume rigide o flessibili, rivestimenti quali pitture o vernici ed elastomeri. I Di-isocianati sono sempre più usati nella industria automobilistica e nella produzione di materiali per isolamento edilizio;
– ossido di etilene: gas ampiamente utilizzato in ambiente ospedaliero per la sterilizzazione di presidi medici e chirurgici quali cateteri, tubi e in genere strumenti sanitari che non possono essere sterilizzati in autoclave;
– anidride ftalica, anidride maleica, anidride trimellitica: trovano uso come intermedi nella sintesi di altri prodotti chimici”;
– parafenilendiamina (PPD): “agente colorante usato nelle tinture per capelli permanenti di tipo ossidativo. Sebbene la PPD sia prevalentemente presente nei coloranti per capelli, sostanze che sono in grado di dare reattività crociata possono essere presenti in molte tinture per tessuti, per articoli in pelle, per pellicce e per gomme nere. La PPD, inoltre, è usata nei tatuaggi all’henné nero per intensificare il colore, affrettare il processo di colorazione e allungare i tempi di permanenza del tatuaggio;
– formaldeide: usata principalmente per la produzione di resine sintetiche (le cosiddette fenol-formaldeidiche) e di resine utilizzate nel settore degli adesivi. Impiegata per la produzione di materie plastiche per rivestimenti e nel finissaggio di tessuti oltre che come intermedio chimico per sintesi di molecole più complesse. Trova uso, nell’industria anche come ‘sanitizzante’ e come ‘preservante’;
– amine alifatiche: impiegate principalmente come intermedi nella produzione di altri prodotti chimici tra cui polimeri (gomma, plastiche, prodotti tessili), prodotti per l’agricoltura e farmaci”.
 
Fonte: puntosicuro.it
By |2016-05-17T17:46:13+00:00maggio 17th, 2016|Medicina e Salute, Sicurezza sul Lavoro, Tutela Ambientale|