LA SICUREZZA E LA GESTIONE DEI RIFIUTI CONTENENTE AMIANTO

L’Italia “è stata fino agli anni ‘90 tra i maggiori produttori mondiali di amianto”. E che nel 1992 “è stata tra le prime nazioni a bandire tale sostanza a scala internazionale, stabilendo con la Legge n. 257 del 27/3/1992 il divieto di estrazione – importazione – esportazione -commercializzazione – produzione di amianto – di prodotti di amianto – di prodotti contenenti amianto”. Legge che non impone però l’obbligo di dismissione di tale sostanza o dei materiali che la contengono. Pertanto ancor oggi risultano numerosi i siti contaminati da bonificare con rilevanti quantitativi di Rifiuti Contenenti Amianto da smaltire”.

Dopo aver riportato la normativa nazionale ed europea, il volume segnala “incongruità significative” tra quanto previsto dalla normativa “e quanto avviene con la sua applicazione reale”. È dunque per questo motivo che nel presente lavoro, “sono stati integrati i dati con ulteriori informazioni in merito alla classificazione dei manufatti contenenti amianto ab-origine ed ai principali prodotti industriali e relativi settori di impiego. I RCA generati dalle attività di bonifica sono stati dunque oggetto di una attenta classificazione con indicazione degli specifici codici del Catalogo Europeo dei Rifiuti (C.E.R.) da utilizzare e segnalazione della tipologia di discarica in cui essi dovrebbero essere smaltiti. Ciò al fine di agevolare l’attività dei soggetti coinvolti a vario titolo nella gestione di tali rifiuti, ed evitare smaltimenti impropri o volutamente illegali in siti non idonei”.

Attribuire ai rifiuti contenenti amianto i giusti codici C.E.R. e avviarli all’idonea tipologia di discarica è tra l’altro importante per tutelare la salute e la sicurezza degli operatori del settore, come gli addetti alle attività di bonifica o coloro che gestiscono i rifiuti negli impianti di smaltimento definitivo. Una corretta attribuzione del codice al rifiuto permette infatti la consapevolezza della tipologia di rifiuto da gestire e favorisce l’utilizzo di buone procedure e di appropriati dispositivi di protezione individuali.

“Le caratteristiche tecniche di tale sostanza, unitamente ad un costo contenuto, hanno portato alla lavorazione e produzione di diverse miscele (amiantite nota commercialmente anche come sirite, eternite, marinite, syndanio, etc.) e di oltre 3.000 tipologie di prodotti contenenti amianto, con ampia diffusione su tutto il territorio nazionale. La percentuale di amianto contenuta in tali prodotti, per usi ‘tradizionali’, varia tra il 10-98% in peso.
In Italia i rifiuti contenenti amianto(RCA), classificati sulla base delle indicazioni ricavabili dal documento, possono essere smaltiti in discariche (secondo le modalità indicate dai D.Lgs. 36/2003 e D.M. 27/9/2010) o avviati a recupero (secondo le modalità indicate dal D.M. 248/2004).
In particolare la normativa “prevede che i rifiuti di amianto o contenenti amianto possono essere conferiti a smaltimento definitivo in discarica:
a) per rifiuti pericolosi, dedicata o dotata di cella dedicata;
b) per rifiuti non pericolosi, dedicata o dotata di cella monodedicata:
– per i rifiuti individuati dal codice dell’elenco europeo dei rifiuti 17.06.05*;
– per le altre tipologie di rifiuti contenenti amianto, purché sottoposti a processi di trattamento ai sensi di quanto previsto dal D.M. n. 248 del 29 luglio 2004 e con valori conformi alla Tabella 1 (del DM 248/2004, ndr), verificati con periodicità stabilita dall’autorità competente presso l’impianto di trattamento”.

By |2015-02-17T10:47:45+00:00febbraio 12th, 2015|Sicurezza sul Lavoro|