LA RESPONSABILITA DEL DATORE PER L’USO DI UNA SCALA NON A NORMA

Il datore di lavoro è responsabile dell’infortunio accaduto ad un lavoratore dipendente durante l’uso di una scala non rispondente alle disposizioni di legge in materia di salute e di sicurezza sul lavoro la quale, benché non di sua proprietà, è risultata essere comunque disponibile per il lavoratore medesimo. E’ quanto emerge da questa recente sentenza della Corte di Cassazione. La scala in effetti era stata lasciata nel magazzino gestito dall’azienda dal locatore precedente e il datore di lavoro nulla aveva fatto per segnalare di non usarla o per vietare che comunque fosse utilizzata. La Corte suprema ha individuato nell’accaduto il nesso di causalità fra l’omissione ascritta al datore di lavoro e l’evento infortunistico e ha giudicato non anomalo il comportamento del lavoratore infortunato per avere usata la prima scala che ha trovata a portata di mano senza averne cercata un’altra più sicura per assolvere alle sue mansioni.

Il caso, l’iter giudiziario e il ricorso in Cassazione
Il Tribunale ha dichiarato il datore di lavoro di una società responsabile del delitto di lesioni personali ex art. 590, commi 1°, 2° e 3° cod. pen. commesso per colpa generica e per la violazione di specifiche norme antinfortunistiche in danno di un lavoratore dipendente della società stessa il quale si era infortunato, riportando ferite nella regione frontale e fratture alla gamba destra giudicate guaribili in un tempo superiore a giorni 40, cadendo a terra dalla scala sulla quale era salito per prelevare materiale stoccato a circa 168 cm di altezza, caduta dovuta alla mancanza, alle estremità inferiori dei due montanti ed alle estremità superiori della scala, del dispositivi antisdrucciolevoli nonché dei ganci di trattenuta. Il Tribunale ha condannato, quindi, l’imputata alla pena di giorni venti di reclusione, concesse le attenuanti generiche dichiarate equivalenti alla contestata aggravante, nonché al risarcimento dei danni in favore della costituita parte civile, da liquidarsi in separata sede.

La Corte d’Appello ha successivamente confermata la pronunzia di primo grado per cui il datore di lavoro, per tramite del difensore, ha ricorso per cassazione chiedendo l’annullamento della sentenza impugnata. Lo stesso ha lamentato fra l’altro che la Corte d’Appello avrebbe giudicato la parte offesa assolutamente credibile benché fosse stata in realtà smentita dagli altri testi che avevano riferito, al contrario, che la scala in questione, al momento del fatto, si trovava non all’interno ma all’esterno del magazzino aziendale, che nessun dipendente inoltre aveva mai usato detta scala e che la società aveva invece messo a disposizione scale idonee e conformi alle prescrizioni antinfortunistiche, effettivamente rinvenute durante le indagini all’interno dello stesso magazzino. L’imputata si è lamentata altresì del diniego della richiesta della nuova escussione testimoniale del lavoratore infortunato affinché lo stesso potesse fornire spiegazioni delle contraddizioni in cui era incorso nelle precedenti deposizioni, al fine di negare la propria colpa esclusiva nella produzione dell’evento.

Le decisioni della Corte di Cassazione
Il ricorso è stato ritenuto infondato dalla Corte di Cassazione ed è stato pertanto rigettato. La sentenza della Corte d’Appello è stata ritenuta dalla suprema Corte del tutto immune dai vizi lamentati. Dalla istruttoria compiuta era emerso infatti che la scala in ferro, le cui difformità dalle prescrizioni dettate dalla normativa antinfortunistica erano risultate incontestabili, era stata trovata dall’operaio infortunatosi appoggiata su di uno scaffale, pur non facendo parte della dotazione originaria dell’azienda. Molto verosimilmente l’attrezzo di lavoro era stato lasciato dal precedente locatario nel magazzino, ove la società si era di recente trasferita. Era fuori di dubbio comunque, ha ribadito la Sez. IV, che la scala dovesse ritenersi nella disponibilità del dipendenti della società di cui l’imputato era legale rappresentante, pur potendo essi servirsi anche di scale a libro e di scale conformi alle prescrizioni di sicurezza, attesa la mancanza di espresso divieto di servirsene tramite cartelli apposti sulla stessa che ne inibissero l’uso.

(Fonte: Gerardo Porreca)

By |2014-12-10T10:18:22+00:00dicembre 2nd, 2014|Sicurezza sul Lavoro|