La prevenzione in edilizia: le reti di sicurezza e le cadute dall’alto

La prevenzione in edilizia: le reti di sicurezza e le cadute dall’alto
 
Un quaderno per immagini dell’Inail è dedicato alle reti di sicurezza. L’utilizzo in Italia, i vantaggi delle reti, la classificazione per classe e sistema, le immagini per migliorare la comunicazione della sicurezza nei cantieri edili.
 
Roma, 15 Apr – In relazione alle attività nei cantieri edili e alla prevenzione degli infortuni correlati alle cadute dall’alto, ci sono dispositivi che sono in realtà ancora poco utilizzati nel nostro Paese “per diversità culturali rispetto ad altri Paesi europei”, come le reti di sicurezza.
Infatti l’impresa edile italiana e gli operatori di settore in generale “installano d’abitudine i parapetti provvisori e non vengono indotti a valutare l’impiego delle reti di sicurezza che sono invece più adatte in taluni contesti, quali la bonifica delle coperture in amianto, il rifacimento delle strutture secondarie dei tetti in legno o le pavimentazioni aeree, solo per citarne alcuni”.
 
A dirlo e a parlare per immagini delle reti di sicurezza è uno degli otto opuscoli che compongono la collana “ Quaderni per immagini” e che sono il frutto dalla sinergia di due strutture Inail, il Dipartimento innovazioni tecnologiche e sicurezza degli impianti, prodotti e insediamenti antropici (DIT) e la Direzione centrale pianificazione e comunicazione.
Questi opuscoli, nati con l’obiettivo di superare le difficoltà comunicative e le barriere linguistiche nei cantieri in cui sono presenti anche lavoratori stranieri, veicolano le informazioni attraverso semplici disegni e sono correlati alla collana di “Quaderni Tecnici per i cantieri temporanei o mobili”, già edita dall’Inail in riferimento agli stessi temi dei “Quaderni per immagini”.
Ci soffermiamo oggi sul ‘Quaderno per immagini’ dal titolo “Reti di sicurezza” che ricorda come le reti di sicurezza contribuiscano a “ridurre gli effetti di una possibile caduta dall’alto” e come ben esprimano il concetto di protezione collettiva.
Benché siano poco utilizzati nel nostro Paese, i vantaggi offerti da questi dispositivi di protezione collettiva “sono facilmente individuabili nella semplicità di posa e nelle ridotte conseguenze che il corpo del lavoratore può subire in caso di caduta”.
E si segnala che le reti di sicurezza “non vanno utilizzate nel caso in cui lo spazio vuoto al di sotto di esse sia limitato o quando esiste il rischio di caduta di materiale, come quello incandescente, che ne possa causare il danneggiamento”.
Possiamo trarre alcune informazioni sulle varie tipologie di reti di sicurezza dal correlato Quaderno Tecnico “ Reti di Sicurezza”, a cura di Luca Rossi, Luigi Cortis, Francesca Maria Fabiani e Davide Geoffrey Svampa (DIT) con la collaborazione di Carlo Ratti e Calogero Vitale (DIT).
Il Quaderno Tecnico indica che secondo la UNI EN 1263-1: 2003 le reti di sicurezza sono classificate in base a due parametri: classe e sistema.
In particolare la classificazione per classe “definisce le dimensioni della maglia e la resistenza della rete. Le reti vengono divise in quattro classi (A1, A2, B1, B2) che si distinguono per la massima dimensione delle maglie (lM) e per i valori caratteristici dell’energia (E) che può agire su di esse”.
Nel Quaderno tecnico sono riportate per ogni classe i valori relativi alla dimensione delle maglie e i valori dell’energia e sono presentate le immagini relative alla classificazione per sistema.
Infatti è possibile anche una classificazione per sistema, dove il sistema indica la “tipologia del supporto della rete e la diversa modalità d’impiego”.
In questo senso le reti di sicurezza “vengono divise in quattro sistemi, due per l’impiego orizzontale (Sistema S e Sistema T) e due per l’impiego verticale (Sistema U e Sistema V)”.
Sistemi per l’impiego orizzontale (S, T):
– Sistema S: “è la rete di sicurezza con fune sul bordo che incornicia e rinforza la zona perimetrale e alla quale vengono collegati i cavi di sollevamento e ancoraggio. Essa viene messa in opera in posizione orizzontale per proteggere da cadute una zona ampia dell’area di lavoro generalmente interna alla struttura da proteggere. Le reti di sicurezza del Sistema S devono avere una superficie minima di 35 mq e lato corto non inferiore a 5 m”;
– Sistema T: “è la rete di sicurezza attaccata a consolle (telaio metallico di supporto) per utilizzo orizzontale; a differenza del Sistema S ha un minore sviluppo superficiale e si presenta come una mensola agganciata alla parete esterna del manufatto”.
Sistemi per l’impiego verticale (U, V):
– Sistema U: “è la rete di sicurezza attaccata a una intelaiatura di sostegno per utilizzo verticale; essa può avere o non avere un telaio proprio, fornito dal costruttore, e viene vincolata e agganciata all’intelaiatura di sostegno tramite idonea fune o cinghia”;
– Sistema V: “è la rete di sicurezza con fune sul bordo attaccata a un sostegno a forca; è a installazione verticale e protegge da cadute sia laterali che verticali che si verificano da due piani”.
Riguardo poi alla scelta delle reti, si ricorda che le reti di sicurezza da adottare in una specifica realizzazione “dipendono dai rischi da eliminare e/o ridurre, preventivamente individuati nell’attività di valutazione dei rischi”. E comunque “devono essere posizionate il più possibile vicino al piano di lavoro”.
Rimandando alla lettura integrale del Quaderno Tecnico, presentiamo ora, a titolo esemplificativo, una delle immagini contenute nel nuovo “Quaderno per Immagini” relativa alle reti di sicurezza con Sistema T.
 
Fonte: puntosicuro.it
By |2016-04-15T15:34:44+00:00aprile 15th, 2016|Sicurezza sul Lavoro|