LA PREVENZIONE DEL RISCHIO CHIMICO SANITARIO

In relazione al rischio chimico sui farmaci (antitumorali, inalazioni di polveri come tali o contaminate da sostanze chimiche), la manipolazione di antibiotici “può essere causa di possibili effetti allergici (principalmente dermopatie a carico delle mani, orticaria, rinite, asma bronchiale) così come alcune pomate o preparati topici”. È dunque “buona norma per tutti gli addetti usare guanti di protezione ed evitare la dispersione ambientale (polveri, soluzioni, aerosol)”.

Inoltre merita attenzione “la preparazione e somministrazione dei farmaci antitumorali, dotati, in generale di potere irritante per la cute e per le mucose (anche necrosi dei tessuti) e quale effetto collaterale più grave, la possibilità di indurre mutazioni genetiche e di azione cancerogena”.

Si indica in particolare che durante la preparazione e somministrazione di questi farmaci a potenziale effetto oncogeno e/o mutageno, occorre dunque “adottare misure preventive in grado di ridurre il più possibile l’esposizione con:
– divieto di ingresso nelle zone di preparazione al personale non autorizzato;
– utilizzo di idonei D.P.I. tipo: camice monouso, guanti monouso, mascherine, sovrascarpe monouso, occhiali, cuffia monouso;
– uso di cappe idonee a flusso laminare verticale (che servono a garantire la sterilità del prodotto e la protezione dell’operatore)”. Il piano di lavoro “deve essere sgombro da materiali ad esclusione dei farmaci e va pulito con alcool 70% con un panno di carta monouso”. Operare “sempre al centro della cappa”;
– allontanamento del personale femminile in gravidanza”.

È inoltre necessario che “le operazioni di preparazione e di somministrazione dei farmaci antiblastici siano effettuate nel rispetto delle seguenti procedure:
– tutto il materiale utilizzato per la preparazione e somministrazione di farmaci antiblastici deve essere smaltito tra i rifiuti speciali ospedalieri;
– in presenza di farmaci in soluzione già pronta l’operatore deve assicurarsi che parte della soluzione non sia rimasta nella porzione superiore della fiala che deve essere rotta avvolta con un tampone di garza; dopo la rottura il farmaco va aspirato e introdotto lentamente nel flacone avendo cura di non creare sovrapressione all’interno dello stesso;
– in presenza di farmaci in sospensione le attività sono le medesime ma l’operatore deve prestare una maggior attenzione in quanto le operazioni di aspirazione e di introduzione risultano moltiplicate;
– al termine occorre etichettare il flacone specificando nome e cognome del paziente, tipo di farmaco e dosaggio;
– al momento della somministrazione al malato l’operatore deve prestare la massima attenzione per evitare contatti accidentali;
– gli escreti dei pazienti in terapia e la loro biancheria devono essere raccolti utilizzando i guanti e poi posti in raccoglitori differenziati a chiusura ermetica”.

Infine per il “rischio da inalazioni di polveri come tali o contaminate da sostanze chimico-medicamentose, connesse alle attività lavorative della Farmacia, del Servizio Veterinario ecc…, è necessario prendere visione del prodotto utilizzato e seguire le istruzioni fornite dal fabbricante dei preparati. In quest’ambito si raccomanda di utilizzare respiratori filtranti (non le mascherine chirurgiche in quanto non forniscono una protezione sufficiente), camice o tuta monouso e guanti monouso”.

Veniamo invece all’uso di detergenti e disinfettanti, sterilizzanti.

In ambiente sanitario sono ad esempio utilizzati prodotti con:
– azione disinfettante: “acidi (cloridrico, borico, solforico, ecc.), alcali (carbonato sodico, idrossido di sodio, idrossido di potassio, ecc.), alogeni inorganici e ossidanti (amuchina, ipoclorito di sodio, ipoclorito di potassio, ecc.), composti dello iodio (tintura di iodio, alcool iodato, ecc.), acqua ossigenata, aldeidi (formaldeide, glutaraldeide, ecc.), alcoli (etilico, denaturato, ecc.), alogeni organici (iodopovidone, cloramina, ecc.), clorexidina, ossido di etilene, permanganato di potassio e ammoni quaternari (benzalconio cloruro, cetrimide, ecc.);
– azione detergente: detersivi liquidi sia per uso personale che ambientale (ad esempio pulizie degli ambienti, ecc.) che possono contenere dei disinfettanti”.
E gli eventuali danni sono individuabili ad esempio in patologie locali (mani, avambracci) dette anche “patologie da lavori umidi”.

Dunque per prevenire il rischio di esposizione a sostanze e preparati disinfettanti e detergenti “occorre che siano attuate una serie di misure tecniche ed organizzative”. Ad esempio:
– “usare razionalmente i mezzi protettivi con particolare riferimento a idonei guanti monouso e alle creme barriera, alle mascherine per lavori prolungati, ecc.;
– non utilizzare sostanze contenute in contenitori senza etichetta;
– non eseguire travasi di sostanze in bottiglie normalmente adibite ad altri usi (bottiglie di acqua, bibite, ecc.);
– utilizzare i prodotti in ambienti ben aerati;
– ricordarsi che i prodotti possono essere infiammabili, per cui non accendere fiamme, non fumare e non utilizzare apparecchiature che possono provocare scintille”.

By | 2015-03-24T10:26:21+00:00 marzo 18th, 2015|Sicurezza sul Lavoro|