La non corretta elaborazione del documento di valutazione dei rischi.

Non si può in un documento di valutazione dei rischi imporre un divieto in relazione alla presenza di un pericolo senza fornire indicazioni sulle misure da adottare onde eliminare o ridurre al minimo il rischio che porti a un infortunio. Di G.Porreca.

E’ stata messa sostanzialmente in evidenza dalla Corte di Cassazione in questa sentenza una carenza nella elaborazione di un documento di valutazione dei rischi (DVR) riguardante un pericolo per la sicurezza dei lavoratori presente in azienda per l cui eliminazione o riduzione al minimo il datore di lavoro non ha provveduto a fornire nel documento delle indicazioni, pericolo che nella circostanza presa in esame dalla suprema Corte ha portato all’infortunio di un dipendente mentre era impegnato nel sistemare in un tornio un grosso cilindro sospeso ad un apparecchio di sollevamento. Non si può, viene precisato infatti nella sentenza, imporre in un documento di valutazione dei rischi un divieto in relazione alla presenza di un pericolo tra l’altro in termini dei tutto generali come l’indicazione di “non guidare con le mani il carico sospeso” e di “non sostare sotto i carichi”, senza fornire indicazioni e istruzioni alternative circa le misure da adottare onde eliminare o ridurre al minimo il rischio che conduca ad un infortunio. Così facendo, infatti, viene sostanzialmente devoluto ai lavoratori di scegliere la maniera con cui ovviare alle problematiche connesse al lavoro da svolgere anche perché, non essendo stati messi a disposizione degli stessi strumenti alternativi, questi decidono semplicemente di contravvenire al divieto medesimo.

By |2016-06-20T15:11:40+00:00giugno 20th, 2016|Sicurezza sul Lavoro|