LA GESTIONE DEGLI EVENTI CRITICI NEI LUOGHI DI LAVORO

Le situazioni critiche
La criticità di un evento è determinata da un segnale del contesto operativo che viene percepito non in linea con le aspettative di funzionamento normale dell’attività operativa dell’organizzazione.

La percezione della criticità di un evento è in larga parte oggettiva, basata sul livello di scostamento tra i dati previsti ed attesi in una certa situazione operativa e quelli ricevuti/rilevati dai segnali generati dall’evento critico.

Su questa base oggettiva si innestano percezioni personalizzate sul livello e la gravità dell’evento critico che possono variare da persona a persona in relazione alle diverse componenti individuali che intervengono nella valutazione di un evento critico: esperienze, caratteristiche personali, valori e motivazioni.

Caratteristiche personali
Il complesso delle doti individuali e delle disposizioni psichiche che distinguono una personalità umana dall’altra, e che si manifesta soprattutto nel comportamento sociale, nella disposizione affettiva dominante, nell’umore abituale che contraddistinguono una persona dagli altri.
Gli elementi più significativi sono:
– filtri percettivi: definiscono la maggiore o minore attenzione con cui acquisiamo le varie informazioni che ci arrivano dal nostro contesto e che determinano la diversa percezione che ognuno ha della realtà in cui opera;
– stile relazionale e di comunicazione: è l’insieme delle modalità (non verbali, paraverbali e verbali) che caratterizzano l’approccio individuale abituale ai nostri interlocutori;
– aspettative di interazione: esprimono i bisogni primari di riconoscimento di ognuno nelle interazioni con il proprio contesto nelle diverse realtà in cui il singolo opera;
– modalità di risposta agli stimoli stressanti: sono i comportamenti disfunzionali che ognuno rischia di agire se non riesce a gestire gli stimoli potenzialmente stressanti (percezione di: relazioni negative, non riconoscimento dei bisogni primari, non accettazione di sé da parte del contesto, difficoltà di comunicazione);
L’insieme di questi elementi si consolida intorno ai 7 anni con limitati cambiamenti per il resto della vita; l’utilizzo consolidato nel tempo di questo mix di caratteristiche, di cui talvolta il singolo non è consapevole, genera la convinzione, peraltro erronea, che porta ognuno ad affermare “sono fatto così”.

Motivazioni
La motivazione può essere definita come la spinta interiore che porta l’individuo ad applicarsi con impegno nelle sue attività, una sorta di forza interna che stimola, regola e sostiene le principali azioni compiute dalla persona influenzando ed orientando i nostri comportamenti.

Fattori che influenzano lo stress
– difficoltà a controllare e gestire il proprio lavoro;
– richieste a cui non ci si sente in grado di dare una risposta;
– scarse o cattive relazioni con i colleghi e con il capo, scarsa attenzione e supporto reciproco;
– difficoltà a conciliare vita lavorativa e vita personale.

I fattori di successo descritti sopra hanno una caratteristica in comune: quella di non poter essere basati sull’improvvisazione del momento o realizzate solo con l’applicazione di regole operative prescritte ma sono basate su elementi che vanno sviluppati preventivamente attraverso un processo di miglioramento continuo (sul lavoro di squadra, la motivazione dei collaboratori, la comunicazione flessibile, la gestione del se e dello stress, la formazione, i rapporti interfunzionali).

By |2015-01-28T10:45:15+00:00gennaio 13th, 2015|Sicurezza sul Lavoro|