INFORTUNI DOVUTI AL RISCHIO CHIMICO

Ad oggi si rileva “un’elevata frequenza di infortuni nei settori della metalmeccanica (fabbricazione e lavorazione prodotti in metallo, fabbricazione di macchine, apparecchi meccanici, macchine elettriche, mezzi di trasporto) e della chimica (fabbricazione di prodotti chimici e fibre sintetiche, articoli in gomma e materie plastiche) che insieme concentrano oltre il 35% degli eventi. Resta comunque elevata, anche se in misura minore rispetto al dato complessivo, il peso del settore delle costruzioni che si attesta al secondo posto (17,9%)”.

I dati relativi al rischio
Il 60% degli infortuni “si è verificato nel luogo di produzione, nelle aree destinate alle operazioni di manutenzione e in luoghi dedicati al magazzinaggio mentre il 29% degli infortuni mortali è avvenuto in ambienti confinati”, intendendo per ambiente confinato uno “spazio circoscritto, caratterizzato da limitate aperture di accesso e da una ventilazione naturale sfavorevole, in cui può verificarsi un evento incidentale importante, che può portare ad un infortunio grave o mortale, in presenza di agenti chimici pericolosi (ad esempio, gas, vapori, polveri) o in carenza di ossigeno”
Le lesioni maggiormente frequenti sono risultate “le ustioni pari al 49,3% (45,5% ustioni termiche e 3,8% ustioni chimiche) e l’asfissia che ricorre nel 32% degli infortuni. Le restanti lesioni sono riconducibili a fratture o schiacciamenti conseguenti per lo più ad esplosioni senza sviluppo di fiamme”.

Un altro dato interessante, utile per mettere in atto idonee misure di prevenzione degli infortuni mortali per esposizione a rischio chimico, è la presenza di infortuni collettivi: “circa 1/3 degli eventi (29,2%) ha visto il coinvolgimento con lesioni di più lavoratori”.
Infine l’analisi delle dinamiche infortunistiche mostra come il 67% dei casi “riguarda situazioni in cui il rischio chimico deriva da agenti chimici pericolosi che rientrano nel campo di applicazione delle norme sulla classificazione, etichettatura ed imballaggio, mentre il 33% si riferisce ad agenti chimici non rientranti nell’ambito delle suddette norme (ad esempio polveri di farina, di legno, di materie plastiche o acqua di pozzo contenente metano)”.

Conoscere i fattori di rischio
Con riferimento alla tipologia di incidente da rischio chimico, il 44,7% degli infortuni mortali “sono dovuti a incendi o a esplosione con sviluppo di fiamme, a cui si aggiungono il 14,4% di infortuni avvenuti per proiezione di solidi a causa di esplosioni senza sviluppo di fiamme”. Inoltre nel restante 40,9% dei casi esaminati si “registrano infortuni dovuti a esposizioni inalatorie o cutanee ad agenti chimici presenti nell’ambiente di lavoro (24,2%) o che fuoriescono dai sistemi di contenimento (12,2%) o con i quali il contatto avviene a seguito di cadute (4,5%).

Ecco alcuni dati relativi a incendi e esplosioni.
L’analisi degli infortuni mortali dovuti a incendio ed esplosione (con e senza sviluppo di fiamme) “mostra come il 55% degli infortuni derivi da una combinazione di errate procedure di lavoro con uno o più dei seguenti fattori: attrezzature di lavoro non adeguate, ambienti privi dei necessari requisiti di sicurezza, dispositivi di protezione individuali (DPI) non forniti o non utilizzati, caratteristiche di pericolosità degli agenti chimici per loro natura, trasformazione o stoccaggio. Invece nel 13% degli infortuni la combinazione di più fattori riguarda attrezzature di lavoro per lo più con ambienti di lavoro non adeguati”.
Inoltre nel 24% degli infortuni “si riscontrano esclusivamente procedure di lavoro errate, in genere per pratiche scorrette tollerate o per carenza di informazione, formazione e addestramento. Il restante 8% vede quali singoli fattori di rischio le attrezzature utilizzate e a seguire i materiali (per caratteristiche di pericolosità) e l’ambiente di lavoro”.

In questo caso le dinamiche infortunistiche più ricorrenti riguardano ad esempio:
– “attività di taglio di parti metalliche o saldature in presenza di materiali infiammabili quali vernici, solventi, polveri di varia natura, acqua artesiana che contiene gas infiammabili;
– casi in cui si utilizzavano attrezzature calde o generanti innesco in ambienti saturi di gas e vapori infiammabili derivanti dai prodotti utilizzati per la lavorazione;
– il travaso o l’utilizzo di prodotti infiammabili in contenitori non idonei ed in ambienti privi dei requisiti necessari di sicurezza (sistemi di areazione, sistemi antiscintilla, ecc.);
– lo stoccaggio di prodotti infiammabili in prossimità di altre attività lavorative che generano innesco”.

Riguardo infine all’analisi degli infortuni mortali dovuti al contatto con agenti chimici, cioè a esposizioni inalatorie o cutanee ad agenti chimici, si rileva come “nel 59% degli infortuni i fattori di rischio siano molteplici, con gli errori procedurali (per carenza di informazione, formazione, addestramento e vigilanza) che si affiancano principalmente alla mancanza di DPI ed ai materiali (per caratteristiche di pericolosità degli agenti chimici dovuti alla loro natura, trasformazione e stoccaggi), agli ambienti privi dei necessari requisiti di sicurezza e alle attrezzature inadeguate. Nel 24% dei casi non sono presenti tra i fattori di rischio le procedure di lavoro, ma si evidenziano nuovamente situazioni multifattoriali dovute a criticità riconducibili ai restanti fattori (DPI, materiali utilizzati, ambienti e attrezzature). Il restante 20% degli eventi riguarda fattori di rischio singoli quali: le procedure di lavoro errate (9%), la mancanza o il non utilizzo dei DPI, le attrezzature utilizzate, i materiali (per caratteristiche di pericolosità) e l’ambiente di lavoro (complessivamente 11%).

Per gli eventi avvenuti per contatto con agenti chimici, la scheda segnala che il 52% dei decessi sono avvenuti in infortuni collettivi e il 72% in ambienti confinati.

Ecco alcune dinamiche infortunistiche ricorrenti negli ambienti confinati:
– “l’utilizzo di prodotti volatili che provocano intossicazioni acute in luoghi non dotati di sistemi di ventilazione/aspirazione;
– l’accesso in ambienti non areati, non segnalati in cui è già presente aria non compatibile con la vita senza le necessarie verifiche e precauzioni”.
Emergono in ambedue le situazioni “la carenza di pianificazione, di analisi dei rischi e di proceduralizzazione delle lavorazioni e delle emergenze (assenza di sistemi di rilevazione dell’O2 , di areazione, di dispositivi protezione delle vie respiratorie, di attrezzature e dispositivi necessari al rapido recupero dell’infortunato, ecc.)”.

By | 2014-11-26T16:21:48+00:00 novembre 20th, 2014|Sicurezza sul Lavoro|