Imparare dagli errori: ancora incidenti con le piattaforme elevabili

Esempi di infortuni correlati all’utilizzo di piattaforme mobili elevabili. Infortuni correlati alla manutenzione di coperture e alla decorazione delle pareti di un condominio. La dinamica degli infortuni e la prevenzione.
 
Brescia, 23 Giu – In questi mesi la rubrica “ Imparare dagli errori”, dedicata al racconto e all’analisi degli infortuni lavorativi, ha iniziato un percorso, arrivato oggi alla sua conclusione, attraverso gli incidenti e i rischi correlati all’uso delle piattaforme di lavoro.
In questi mesi abbiamo parlato, ad esempio, di linee elettriche, di stabilizzatori, di piattaforme su autocarro, di imbragature di sicurezza, di malfunzionamenti delle PLE e, chiaramente, dei rischi di caduta dall’alto. Ma in tutti i percorsi dedicati ad un argomento specifico, che non possono comunque esaurire tutte le casistiche di infortunio e la prevenzione possibile, rimangono sempre dinamiche di incidenti che non trovano posto nelle varie puntate dedicate ai singoli fattori di rischio.
Ne riprendiamo oggi alcuni ricordando, come sempre, che le dinamiche infortunistiche che presentiamo sono tratte dall’archivio di INFOR.MO., strumento per l’analisi qualitativa dei casi di infortunio collegato al sistema di sorveglianza degli infortuni mortali e gravi.
 
I casi
Il primo caso riguarda un incidente avvenuto durante un intervento di manutenzione sulla copertura e sulla gronda di un tetto.
Un lavoratore, socio della ditta, sta lavorando da solo e per accedere al tetto e utilizza una piattaforma di lavoro elevabile, un “cestello” montato su di un camion.
Per la rottura del braccio estensibile in prossimità dello snodo centrale, rottura dovuta ad una saldatura inadeguata, il cestello cade giù da una altezza compresa tra 6 e 9 metri provocando la caduta dell’operatore che viene rinvenuto esanime fuori dal cestello con il radiocomando sotto al corpo.
L’infortunato, deceduto per aver sbattuto la testa sul terreno, non indossava le cinture di sicurezza presenti nel camion, inoltre l’alloggiamento del radiocomando sul cestello era stato manomesso per consentire l’utilizzo del radiocomando stesso fuori dalla sede prevista.
Chiaramente il fattore causale rilevato è lo “snodo centrale del braccio del cestello con saldatura inadeguata”.
Il secondo caso riguarda invece un infortunio al titolare di una ditta specializzata nella realizzazione di coperture e lattoneria.
Il lavoratore conduce una PLE presso un deposito agricolo, posto in campagna, per visionare una copertura da riparare. Sul luogo opera solo. La copertura è realizzata con lastre in fibrocemento posate su coppelle in cemento che la rendono portante.
Il lavoratore sale in quota con la PLE e scende da questa sulla copertura in prossimità delle lastre danneggiate. Ad un certo punto la lastra su cui si trova cede determinandone la caduta, da un’altezza di circa 8 metri, sulla pavimentazione sottostante interna al fabbricato.
Dalle indagini si è rilevato che in corrispondenza delle lastre danneggiate la coppella sottostante che doveva dare portanza alla copertura, era stata spostata dalla sua sede a causa dei lavori sottostanti di movimentazione di rotoballe, e ciò aveva creato un’area non portante sotto le lastre. L’infortunato non aveva indosso nessun sistema di trattenuta (DPI) contro le cadute dall’alto. Dall’interno e dall’esterno del fabbricato era possibile vedere che una porzione della copertura, seppur di dimensioni ridotte, non era più portante non avendo il sostegno della coppella in cemento.
Questi i fattori causali rilevati, non solo legati al lavoro su PLE:
– il lavoratore è sceso dalla PLE su di una copertura;
– la copertura nella porzione calpestata non era portante a causa dei lavori sottostanti di movimentazione di rotoballe;
– l’infortunato non indossava DPI anticaduta.
 
Fonte:puntosicuro.it
By |2016-06-23T15:28:04+00:00giugno 23rd, 2016|Sicurezza sul Lavoro|