I RISCHI DI NATURA ELETTRICA

Il D.lgs. 81/08 all’art. 80 co.1 – Obblighi del datore di lavoro: impone di prendere le misure necessarie affinché i lavoratori siano salvaguardati da tutti i rischi di natura elettrica connessi

all’impiego dei materiali, delle apparecchiature e degli impianti elettrici messi a loro disposizione ed, in particolare, da quelli derivanti da:

a) contatti elettrici diretti: si intendono contatti con un elemento in tensione. Possono essere causati dalla rimozione delle protezioni, da lavori o interventi su parti ritenute erroneamente fuori tensione, o dalla riattivazione intempestiva delle parti sezionate.

b) contatti elettrici indiretti: si intende un contatto con un elemento (massa) normalmente non in tensione, ma che può essere attraversato da una corrente a seguito di un guasto o di un difetto di isolamento. Tale contatto può essere causato dall’interruzione o dall’assenza del conduttore di protezione o di terra, dall’assenza di coordinamento fra impianto di terra e interruttore differenziale o magnetotermico o dall’ assenza di equipotenzialità fra le masse e masse estranee. L’innesco elettrico in prossimità di materiale combustibile (es.: uso improprio di adattatori, prese a spina non conformi, etc.) e la propagazione dell’incendio attraverso le condutture elettriche, sono spesso fonte di incendi.
Anche l’arco elettrico, (si ha con il passaggio di corrente elettrico attraverso dei materiali isolanti per esempio aria, gas, gomma ecc..), tra due parti attive a potenzialità diversa, può
essere una sorgente di innesco. Può produrre radiazione ottica, effetto termico e proiezione di metallo fuso, con possibili danni alle persone. I fenomeni più comuni sono l’apertura dell’interruttore, il cortocircuito di due conduttori, ecc.

d) innesco di esplosioni: in presenza di di gas, vapori, nebbie e polveri, di sostanze infiammabili o combustibili, (es. gas, Gpl, idrocarburi, polveri di cereali, ecc…) le sovratemperature, gli archi elettrici, le cariche elettrostatiche e la fulminazione, possono essere sorgenti di innesco producendo l’esplosione della sostanza con danni a persone e cose.

e) fulminazione diretta ed indiretta: si parla di fulminazione diretta nel caso in cui il fulmine colpisca direttamente l’edificio o un punto molto vicino ad esso compreso nell’area di raccolta provocando sovratensioni che si trasmettano al suo interno attraverso accoppiamento resistivo e induttivo. La sua corrente (con un’approssimazione grossolana) si trasferisce per il 50% sul dispersore di terra e per il 50% sui servizi connessi all’edifici.
Si parla di fulminazione indiretta di un edificio quando il fulmine cade in un punto del terreno vicino all’edificio ad una distanza superiore a tre volte l’altezza dell’edificio. Le sovratensioni indotte nei circuiti interni sono modeste e risultano pericolose solo per le apparecchiature con limitata capacità di tenuta, cioè quelli sensibili.

f) sovratensioni di origine interna ed esterna: si tratta di tensioni che superano il picco di massima tensione in regime permanente presente in un impianto nelle condizioni normali di funzionamento.
Per esempio, un impianto in bassa tensione (che in condizione normale di funzionamento assorbe una certa potenza alla tensione di 230/400 V), in condizioni di sovratensione, può presentare un picco, a valori notevolmente superiori a quelli nominali e poi tornare a valori di regime permanente. Tutti questi fenomeni di variazione di tensione rapidi (con picchi multipli del valore di regime permanente) sono comunemente denominati fenomeni di sovratensione, e si distinguono in: sovratensioni di origine interna e sovratensioni di origine esterna. Le prime si manifestano in tutti gli impianti elettrici e apparecchiature, perché qualsiasi manovra e/o guasto altera l’equilibrio del sistema, e si traduce in oscillazioni di tensione.

Quando parliamo, invece, di sovratensioni di origine esterna, si tratta di un fenomeno naturale di grande portata, dovuto ai fulmini che rilasciano una elevata potenza, che può raggiungere diverse centinaia di giga watt. Può avere un effetto distruttivo o perturbatore su impianti elettrici e apparecchiature situati a diversi chilometri di distanza.

g) altre condizioni di guasto ragionevolmente prevedibili: Sono situazioni non contemplate come fattori di rischio nei punti precedenti quali:
• Disservizi di impianti e apparecchiature elettriche. Possono essere fonte di infortuni sul lavoro (come l’apertura non voluta di un interruttore di protezione a monte perchè non coordinato o selettivo con interruttori a valle che potrebbe creare una mancanza di alimentazione di sistemi deputati alla sicurezza degli operatori, eventi spesso dovuti ad una cattiva progettazione o manutenzione);

• Difetti dovuti all’usura nel tempo di interruttori differenziali. Da studi effettuati si è accertato che il 20% di questa apparecchiature non funziona più dopo due anni di servizio (effettuare controlli periodi secondo la norma CEI 64/8).

By |2015-02-27T17:28:39+00:00febbraio 24th, 2015|Sicurezza sul Lavoro|