GIORNATA MONDIALE PER LA PREVENZIONE DELL’AIDS. HIV, LA SFIDA PERSA: MAI COSÌ TANTI CASI. L’81% IN PIÙ DAL 2004. L’HIV HA UCCISO 42 MILA PERSONE SOLO IN ITALIA E 40 MILIONI NEL MONDO.

Netto aumento tra i giovanissimi. Nell’80,7% dei casi i contagi avvengono per un rapporto sessuale non protetto. E’ un’epidemia dimenticata, che torna a farsi sentire. Le politiche europee per combattere l’Hiv sono fallite.
Le popolazioni più a rischio. Dobbiamo lanciare ancora una volta campagne informative e spingere le persone ad evitare ‘comportamenti a rischio’. Vanno evitati poi atteggiamenti discriminatori. Mi riferisco alla situazione di isolamento in cui si trovano molti tossicodipendenti ed omosessuali”. “Il problema è che in dieci anni non abbiamo ottenuto nessun progresso significativo.
Gli omosessuali sono una categoria che rappresenta il 42% delle nuove infezioni”.

In Italia il più alto numero di morti. L’Italia è la nazione europea con più morti: 1.700. Tre le principali cause: scarsa prevenzione, ignoranza (molti giovani sono convinti che si cura), abbassamento della guardia per quanto riguarda i test del sangue che individuano la presenza del virus. Tra i nostri giovani età 16-34 anni, uno su tre non percepisce il contagio da Hiv come rischio reale e non si protegge.

Contagi per rapporti sessuali non protetti. Secondo il Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di Sanità, i nuovi contagi oggi sono dovuti soprattutto a rapporti sessuali non protetti, pari all’80,7% dei casi: fra questi il 42,7% fra eterosessuali e il 38% fra omosessuali.
La lotta alla malattia passa soprattutto per la prevenzione. “L’84% delle diagnosi è dovuta a rapporti non protetti, e mi preoccupa la recrudescenza tra i giovani. Ci attiveremo con una serie di campagne sulle infezioni sessualmente trasmissibili. Dobbiamo tenere alta la guardia sull’Aids, sull’epatite, sulla sifilide e sulle altre malattie”.

Terapie efficaci. Da quando fu scoperta, nel 1981, l’Aids ha ucciso 40 milioni di persone. Resta la più grande emergenza sanitaria degli ultimi 30 anni. La ricerca ha fatto importanti avanti e ha messo a punto terapie efficaci che riescono ad evitare il passaggio alla fase più avanzata dell’infezione. In Italia, l’esame che valuta la quantità del virus Hiv nel sangue conferma l’ottima riuscita dei trattamenti nell’80 per cento dei casi.

Malati inconsapevoli. Secondo le stime del Coa, uno dei problemi principali è che due persone su 10 sono infette senza saperlo: un sommerso estremamente vasto. Nel 2012, almeno metà dei nuovi casi scoperti erano già in fase avanzata. Da un’indagine della Lila e dell’Università di Bologna, emerge che 6 persone su 10 non sanno che il termine per considerare definitivo l’esito del test è 3 mesi e non più 6. E c’è ancora un 6% che crede che i rapporti sessuali non siano un veicolo di contagio.
Dall’indagine, emerge anche che solo una persona su 3 conosce la TasP (Treatement as Prevention), cioè l’uso dei farmaci antiretrovirali per diminuire il rischio di trasmissione dell’Hiv da parte di chi è già sieropositivo. Sebbene la quasi totalità dei partecipanti allo studio dica di non credere più ai classici miti sull’Aids, ci sono altre ‘leggende’ che continuano a sopravvivere. Quattro su 10 infatti sopravvalutano il rischio di contagio accidentale, uno su 10 crede che la puntura delle zanzare possa trasmettere il virus e che lo scambio di siringhe sia la modalità di trasmissione più diffusa in Italia.

Giovani non preparati. Circa il 90% è infatti al corrente del fatto che la malattia si trasmette attraverso rapporti sessuali non protetti o scambi di sangue. Sa che stare accanto a una persona non implica il contagio e che un bacio non è rischioso. Conosce anche l’importanza dell’uso del preservativo. Ma, a un esame più attento, queste conoscenze appaiono superficiali e le abitudini lo confermano. I più giovani sembrano quasi affrontare una specie di roulette russa con l’Hiv. Ben il 16%, circa 1 su 6, confessa di non usare mai il preservativo, mentre un altro 18% dice invece di usarlo solo in caso di rapporti occasionali.

Bambini con l’Hiv. Dal 1985 sono oltre 9900 i piccoli con infezione da Hiv o nati da madre Hiv positiva segnalati al al Registro nazionale per l’infezione da Hiv in Pediatria. Attualmente in Italia sono seguiti oltre 700 bambini e adolescenti con infezione da Hiv, con un’età mediana di 13 anni e oltre 500 bambini nati ogni anno da madri Hiv positiva. “L’attuazione delle strategie di prevenzione – spiega la professoressa Luisa Galli, responsabile del Centro di riferimento regionale e della Sod di Malattie Infettive del Meyer – hanno fatto calare il numero di bambini infettati dalla madre in Italia. Ma risulta che, a livello nazionale, il tasso di trasmissione è nei nati da donne immigrate Hiv+ è oltre 3 volte quello delle donne italiane Hiv+”.

By |2014-12-09T12:27:33+00:00dicembre 1st, 2014|Medicina e Salute|